mercoledì, 26 Ottobre 2016 / Published in Blog

Nonostante la domanda di esperti nel settore digitale sia in continuo aumento, l’Italia non è ancora capace di soddisfare le richieste di quella parte del mercato lavorativo. Il problema sembra risiedere, prima di tutto, nella mancanza di un’adeguata formazione.

Secondo uno studio condotto da Modis, “in Italia il 22% delle offerte di lavoro nel settore digitale resta scoperta. […] I giovani italiani che lavorano nel segmento del digitale sono il 12% del totale, contro il 16% della media europea”. Mentre negli Stati Uniti e nei paesi asiatici l’educazione universitaria di professionisti legati al mondo del web riceve una maggiore attenzione, soprattutto con “la possibilità di mettere subito in pratica [le proprie conoscenze] e di fare esperienza in progetti reali”, in Italia sono pochi gli atenei che inseriscono nel loro curriculum insegnamenti come il digital marketing, l’analisi dei dati e lo sviluppo dei software.

Durante il festival dell’innovazione Supernova, i creatori di Talent Garden, una coraggiosa start-up italiana che offre spazi di coworking a freelancers e piccoli imprenditori, hanno spiegato come, per ovviare alla scarsa preparazione offerta in ambito scolastico, molte più persone ricorrano alla formazione privata. Parlando delle professionalità più richieste nel settore digitale, si è visto che: “in ascesa [ci] sono lo sviluppatore mobile, che si occupa di applicazioni per smartphone e tablet, il big data architect, che gestisce l’analisi dell’architettura del sistema dei dati e il web analyst, che interpreta i dati e fornisce analisi dettagliate sulle attività sul web. Sempre più ricercati anche il digital copywriter, che gestisce contenuti pubblicitari su piattaforme digitali (siti web, piattaforme e-commerce, ecc.), il community manager, addetto alla gestione di una comunità virtuale con i compiti di progettarne la struttura e di coordinarne le attività, e il digital PR, che si occupa delle pubbliche relazioni attraverso i canali online. Le aziende cercano anche digital advertiser, per la gestione di campagne pubblicitarie sul web, e-reputation manager per gestire la reputazione online e SEO e SEM specialist, esperti di tecniche che aiutano le aziende a ottimizzare il posizionamento sui motori di ricerca”.

Da parte sua, il ministero dello Sviluppo Economico ha proposto delle soluzioni per ovviare al problema della scarsa formazione digitale degli italiani: conosciuto come piano Industria 4.0 e rivolto a sostenere le innovazioni derivanti dalla cosiddetta quarta rivoluzione industriale, il piano si propone di stanziare più di 13 milioni di euro in fondi di ricerca tecnologica. Uno dei suoi obiettivi è quello di “dotarsi di 200mila studenti universitari e tremila manager specializzati. Per questo, 355 milioni saranno investiti nel piano scuola digitale, che sostiene la formazione del pensiero computazionale alle elementari, lo sviluppo di 25 curricula digitali e programmi di alternanza tra studio e lavoro”.

Si spera che il piano possa scongiurare le conclusioni cui è arrivato uno studio della Commissione Europea, in cui si è stimato che “entro il 2020 ci saranno 900.000 posti di lavoro non occupati per mancanza di competenze digitali“.

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